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La scultura del vuoto

   La scultura del vuoto tratta l’opera d’arte, ed in particolare la scultura, da un nuovo punto di vista. Anziché valorizzarla per il suo materiale e di conseguenza per la tecnica utilizzata, l’opera viene analizzata per il vuoto che essa contiene. Vuoto che trova corpo nella creazione dell’opera e nella scrittura. Il concetto di un’opera d’arte infatti, oltre ad essere impresso nella materia, viene rivelato dalla scrittura. Da ciò che si dice di quell’ opera. Quello che diciamo di un’opera però non è nient’altro che una spiegazione delle osservazioni che facciamo su di essa. O meglio, spieghiamo le opere solo nella misura in cui le abbiamo fatte oggetto di descrizione di determinazione verbale. In altre parole, noi descriviamo una relazione tra opera e concetti, andiamo e veniamo tra immagini e parole. La scultura, fra le varie arti, occupa realmente uno spazio colmando un vuoto ed allo stesso tempo creandolo. Tutti gli artisti hanno a che fare col vuoto ma alcuni hanno fatto del vuoto vere e proprie opere d’arte. L’opera scultorea deriva sempre dal risultato di una contesa fra pieni e vuoti. Anche i grandi artisti del passato hanno dovuto affrontare questo problema, forse anche inconsciamente, perché quando uno scultore si accinge a creare un’opera d’arte lavora pensando al risultato da raggiungere, ignorando l’operazione fondamentale da cui è possibile che nasca la sua opera. Il vuoto non è solo un vuoto fisico. Ogni uomo nella sua vita ha a che fare col vuoto. Una giornata vuota può essere paragonata alla noia. La noia insieme al vuoto sono parte della nostra vita, quindi è meglio degnarli di attenzione piuttosto che far finta che non esistano. Ciò che si evidenzia è quindi la vera componente essenziale che origina l’opera. Come diceva Heidegger nel suo celebre scritto L’origine dell’opera d’arte l’opera ci svela una verità. Qualsiasi sia il materiale dallo scultore lavorato egli agisce sempre in rapporto al vuoto, e se il compito dell’arte è quello di svelarci una verità possiamo anche sfatare il mito della bellezza nell’arte. L’opera non deve essere necessariamente bella per considerarsi d’arte. Ciò è pienamente dimostrato dalle opere degli ultimi anni. La verità è la vera bellezza. Oggi siamo assediati costantemente da concetti di bellezza. Su riviste, tv, radio e persino per strada veniamo tartassati da messaggi che ci ricordano che siamo brutti e che dobbiamo fare sempre qualcosa per migliorarci. Seguendo tali consigli corriamo il pericolo di giungere ad una falsa bellezza. La risposta dell’arte sta proprio in questo a rivelarci una bellezza vera e naturale fatta di armonia e verità come quella tanto cercata millenni fa dai greci. Svincolando definitivamente l’arte da essa. La scultura del vuoto si presenta quindi come nuova ed innovativa: essa si rende opera d’arte grazie al suo donare. Solitamente il termine “vuoto” viene percepito negativamente, ma nel testo Saggi e discorsi dello stesso Heidegger troviamo una concezione del tutto inaspettata. Dal vuoto possiamo addirittura trarre dei vantaggi. Esso si presenterà come accogliente e di conseguenza potrà offrirci qualcosa. Il vuoto in questione inoltre non è un semplice vuoto, ma è un vuoto altro. Il vuoto dell’opera d’arte ci rimanda necessariamente ad altro. La scultura del vuoto è un’opera che esprime il vuoto. In sostanza esistono varie dimensioni del vuoto. L’opera scultorea a differenza di quella pittorica infatti ha un rapporto molto stretto con la dimensione temporale. Per dimensione temporale intendiamo non la sua naturale durata nel tempo, ma ciò che avviene stando di fronte all’opera, ovvero al periodo che noi dedichiamo all’opera e che l’artista le ha riservato a suo tempo. Nel nostro caso questo rapporto amplia notevolmente le potenzialità dell’opera stessa. Grazie alla prevalente presenza di vuoto, dovuta alla sua importanza, l’esperienza scultorea ci coinvolge maggiormente rispetto ad una normale scultura. L’opera stessa crea una sua temporalità. L’opera produce in noi sentimenti. Lei è la forza motrice della nostra anima, nonostante essa resti completamente immobile. Tutto ciò accade sempre e comunque anche se noi non lo vogliamo. Infatti quello che noi proviamo stando di fronte a noi è quello che noi inconsciamente percepiamo. Difficilmente stando di fronte ad un’opera d’arte possiamo ostentare indifferenza. Essa ci colpisce passivamente, anche quando noi non la riteniamo degna di interesse. L’atto del vedere provoca conoscenza e di conseguenza stando di fronte all’opera d’arte ne traiamo necessariamente dei vantaggi. Nella scultura del vuoto questo avviene in modo ineluttabile, perché essa ci lascia liberi. È un’opera in cui è la sensazione a fare da padrona. Questo accade proprio grazie alle capacità del vuoto, e solo nel vuoto può esserci questa possibilità. La scultura del vuoto segue la tendenza della non visibilità come avviene nella maggior parte delle opere contemporanee. Paradossalmente essa togliendo, ci offre. Dona infinite possibilità di espressione e di comprensione dell’opera stessa, utilizzando tutte le parti di cui è composta, dalla materia al titolo, dal vuoto al concetto. Il testo si propone quindi come strumento utile allo scultore, allo scopo di preservare la ricerca scultorea per una produzione di sculture vive, opere che contrariamente a ciò che diceva Arturo Martini hanno un proprio volgare.

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